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L’espansione del conflitto non è più confinata al Medio Oriente. Attacchi di droni iraniani sono stati segnalati persino su basi britanniche a Cipro, mentre Hezbollah, il movimento armato libanese alleato di Teheran, ha lanciato missili verso obiettivi in Israele, aprendo un secondo fronte. La crisi nella regione del Golfo Persico ha portato anche alla sospensione di forniture chiave di gas naturale, crolli nei trasporti marittimi attraverso lo strategico stretto di Hormuz e un aumento tasse assicurative per le navi commerciali, con un impatto diretto sui mercati globali dell’energia.
La dimensione globale della guerra diventa sempre più concreta. Paesi europei come Regno Unito, Francia e Germania hanno discusso pubblicamente possibili partecipazioni o supporti “difensivi”, mentre Iran ha lanciato avvertimenti formali a qualunque Stato occidentale che si unisse apertamente alla coalizione statunitense, definendo tale passo equivalente a un atto di guerra diretto. Questa retorica rende il quadro diplomatico ancora più complesso e rischioso.
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