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Il punto nevralgico della crisi è lo Stretto di Hormuz, una delle rotte più critiche per il trasporto di petrolio e gas naturale verso l’Europa, l’Asia e il Nord America. Circa un quinto del petrolio mondiale passa proprio da qui ogni giorno, e ogni minaccia di chiusura o rallentamento delle navi cisterna provoca un immediato rialzo delle quotazioni. Nelle ultime ore, a causa di attacchi e contrattacchi nella regione, il traffico marittimo si è drasticamente ridotto e alcune compagnie assicurative hanno sospeso le polizze per le navi che attraversano la zona, aumentando i costi di trasporto e contribuendo alla spinta al rialzo dei prezzi.
Il prezzo della benzina alla pompa segue queste dinamiche con un certo ritardo, ma la correlazione è abbastanza diretta: quando il barile di petrolio aumenta, anche i prezzi dei carburanti raffinati come benzina e gasolio tendono a salire. In Italia, già oggi i prezzi medi alla pompa sono aumentati rispetto alle scorse settimane, con la benzina oltre la soglia di quota 1,67 euro al litro e il gasolio in aumento ancora più marcato. Alcune stime indicano incrementi fino a +16% su alcuni prodotti raffinati, con impatti immediati sui costi per privati e imprese. 
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