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Le ultime proiezioni meteorologiche aprono a uno scenario freddo per la prima settimana di novembre. Tra il 4 e l’8 potrebbe prendere forma una discesa di aria molto fredda in quota verso l’Italia, con il versante adriatico tra le aree da osservare con maggiore attenzione. L’ipotesi è interessante, ma serviranno ulteriori conferme per capire se la neve riuscirà a raggiungere quote insolitamente basse per il periodo. Meteo, possibile svolta dopo Ognissanti: cosa mostrano i modelli L’inizio di novembre potrebbe riservare un cambiamento significativo della circolazione atmosferica sull’Italia. Dopo una fase caratterizzata da condizioni ancora variabili, le ultime elaborazioni modellistiche lasciano intravedere la possibilità di un nuovo impulso freddo proveniente da est, potenzialmente in grado di coinvolgere buona parte della Penisola. L’attenzione si concentra soprattutto sul periodo compreso tra il 4 e l’8 novembre, quando potrebbe avvicinarsi una goccia fredda in quota, cioè un’area di aria più fredda rispetto a quella circostante, associata a una circolazione ciclonica nei livelli superiori dell’atmosfera. Tra gli elementi da seguire ci sono le proiezioni del modello britannico UKMO, che in alcune elaborazioni prospettano un’evoluzione favorevole alla discesa di aria fredda verso il Mediterraneo centrale. La traiettoria di questo nucleo sarà determinante. Una sua posizione più orientale potrebbe limitare gli effetti sull’Italia, mentre un ingresso più diretto sul nostro Paese aumenterebbe le possibilità di un raffreddamento marcato, accompagnato da instabilità atmosferica soprattutto lungo il versante adriatico. È una differenza tutt’altro che secondaria: anche uno spostamento relativamente contenuto della circolazione può modificare le regioni interessate dalle precipitazioni e, di conseguenza, le possibilità di neve. Goccia fredda con valori fino a -35/-36 °C a 500 hPa Uno dei particolari più interessanti dello scenario riguarda le temperature previste nella parte centrale della goccia fredda. Le elaborazioni considerate prospettano, nel nucleo più freddo, valori intorno a -35/-36 °C alla quota di 500 hPa, un livello atmosferico che corrisponde indicativamente a circa 5.500 metri di altitudine, con variazioni legate alle condizioni della colonna d’aria. Si tratta di temperature molto basse per questa quota e, se il nucleo freddo dovesse effettivamente raggiungere l’Italia, potrebbe aumentare il contrasto termico tra i diversi strati dell’atmosfera. Quando aria molto fredda in quota transita sopra un mare ancora relativamente mite, l’energia e il calore forniti dalla superficie marina possono contribuire a rendere l’atmosfera instabile. Se sono presenti anche umidità e condizioni favorevoli, possono svilupparsi rovesci, temporali e precipitazioni localmente intense. Questo meccanismo potrebbe diventare particolarmente importante sul medio e basso Adriatico, dove le correnti provenienti dai quadranti orientali o nord-orientali possono favorire fenomeni sulle regioni esposte. Va però chiarito un aspetto fondamentale: una temperatura di -35/-36 °C a 500 hPa non garantisce automaticamente nevicate a bassa quota. Per stabilire dove potrebbe nevicare occorre conoscere anche le temperature negli strati inferiori, la quota dello zero termico, la traiettoria della massa d’aria e l’intensità delle precipitazioni. Neve a quote molto basse sull’Adriatico: quali regioni rischiano di più? Se la goccia fredda dovesse dirigersi verso l’Italia nella posizione ipotizzata, il versante adriatico sarebbe uno dei principali osservati speciali. Marche, Abruzzo e Molise potrebbero essere interessati da un aumento dell’instabilità, con un calo delle temperature e la possibilità di precipitazioni anche sotto forma di rovescio. Scendendo verso sud, l’attenzione si sposterebbe sulla Puglia e sui settori appenninici della Basilicata. In presenza di una massa d’aria sufficientemente fredda e di precipitazioni ben organizzate, non si potrebbe escludere la possibilità di fiocchi a quote relativamente basse per il periodo. Lo scenario più favorevole sarebbe quello in cui il nucleo freddo transitasse proprio mentre le precipitazioni risultano più attive. In questa eventualità, la neve potrebbe scendere di quota rispetto a quanto normalmente atteso all’inizio di novembre. La distribuzione dei fenomeni, tuttavia, non sarebbe necessariamente uniforme. Le zone esposte alle correnti potrebbero ricevere precipitazioni più frequenti, mentre altre aree potrebbero sperimentare soprattutto vento e un sensibile abbassamento delle temperature. Anche il versante tirrenico potrebbe risentire del cambiamento, ma gli effetti dipenderebbero dalla direzione dei venti e dall’effettivo percorso della goccia fredda. Al momento non ci sono elementi sufficienti per indicare con affidabilità una quota neve precisa o per annunciare accumuli nelle singole località. Perché la prossima evoluzione dei modelli sarà decisiva Il segnale freddo merita attenzione, ma bisogna distinguere tra una possibilità modellistica e una previsione ormai consolidata. Le elaborazioni a diversi giorni di distanza possono modificare sensibilmente la posizione del minimo in quota, l’intensità del raffreddamento e la distribuzione delle precipitazioni. Per questo motivo, anche una configurazione inizialmente favorevole alla neve può cambiare nelle successive emissioni. L’ipotesi di una goccia fredda tra il 4 e l’8 novembre dovrà quindi essere confrontata con gli aggiornamenti successivi di UKMO, ECMWF e degli altri principali modelli, verificando soprattutto se esiste una convergenza sulla traiettoria del nucleo freddo. È importante anche considerare che le tendenze mensili e le previsioni a breve termine rispondono a esigenze differenti: le prime descrivono scenari medi e probabilistici, mentre le seconde consentono di valutare con maggiore dettaglio i singoli passaggi atmosferici. Per il momento, dunque, il possibile raffreddamento rappresenta un segnale da seguire, non la conferma di un’ondata di freddo eccezionale sull’intero territorio nazionale. Focus Sud e Puglia: possibile ritorno della neve in collina? Per il Mezzogiorno, la traiettoria della goccia fredda sarà particolarmente importante. Se il nucleo dovesse transitare sull’Adriatico o sui Balcani occidentali, le regioni meridionali adriatiche potrebbero trovarsi in una posizione favorevole all’ingresso di aria fredda e allo sviluppo di precipitazioni. La Puglia sarebbe una delle regioni da monitorare, soprattutto nelle aree interne e nelle zone più elevate. L’eventuale comparsa di fiocchi a quote collinari dipenderebbe però dalla combinazione tra temperatura dell’intera colonna atmosferica, intensità dei fenomeni e durata del passaggio freddo. Non basta, infatti, che il termometro scenda sensibilmente in quota: servono precipitazioni nel momento giusto e temperature adeguate anche nei bassi strati. Se lo scenario più freddo trovasse conferma, il periodo tra il 4 e l’8 novembre potrebbe offrire condizioni favorevoli a nevicate sui rilievi dell’Appennino meridionale e, localmente, a quote inferiori rispetto alla norma stagionale. Per ora, però, parlare di neve certa sulle colline pugliesi sarebbe prematuro. Conclusioni: il freddo può arrivare subito, ma la neve resta da confermare La prima settimana di novembre potrebbe diventare interessante dal punto di vista meteorologico. Le proiezioni che ipotizzano una goccia fredda da est, con temperature fino a -35/-36 °C a 500 hPa nel suo nucleo, aprono alla possibilità di un raffreddamento significativo sull’Italia. Il versante adriatico centro-meridionale, con particolare attenzione ad Abruzzo, Molise e Puglia, sarebbe tra le aree da seguire in caso di conferma della traiettoria prevista. La possibilità di neve a quote basse esiste nello scenario più favorevole, ma dovrà essere valutata alla luce delle prossime elaborazioni. Intensità del freddo, precipitazioni e quota neve rimangono gli elementi ancora da definire. Il periodo dal 4 all’8 novembre è dunque da monitorare con attenzione: il segnale freddo potrebbe rafforzarsi, ma le prossime emissioni dei modelli diranno se questa ipotesi si trasformerà in una previsione più concreta oppure verrà ridimensionata. Nota: le indicazioni riportate descrivono uno scenario meteorologico da verificare. Le previsioni a medio termine sono soggette a variazioni e non consentono ancora di stabilire con certezza località, accumuli o quote delle eventuali nevicate. Articolo scritto da redazione MeteoPuglia analizzando le ultime emissioni dei modelli matematici (Ukmo in particolare)