Xylella, gli ulivi di Puglia sotto attacco: perché si diffonde e come spezzare la catena


di  Redazione, 30-10-2026 ore 20:00      Condividi su facebook  Condividi su whatsapp  


Un insetto piccolo può cambiare il destino di un uliveto. Dietro la crisi provocata dalla Xylella in Puglia c'è una catena precisa: il batterio colonizza la pianta, il vettore lo acquisisce nutrendosi e può trasferirlo ad altri alberi. Interrompere questa sequenza è uno degli obiettivi centrali della difesa degli ulivi, insieme alla ricerca di varietà meno sensibili.

La difficoltà è duplice: proteggere gli impianti ancora produttivi e ricostruire quelli compromessi. Per capire quali soluzioni abbiano senso bisogna distinguere il controllo del contagio dalla guarigione di un albero già infetto.

Perché l'ulivo si secca: il problema nasce nei vasi

Xylella fastidiosa vive nello xilema, la rete che trasporta l'acqua dalle radici verso le foglie. L'infezione ne ostacola il funzionamento: possono comparire imbrunimenti, disseccamenti e perdita progressiva della chioma. Nel Salento, cultivar molto diffuse come Cellina di Nardò e Ogliarola salentina hanno mostrato particolare sensibilità.

Attenzione però alla diagnosi: una chioma secca non basta a dimostrare la presenza del batterio. I sintomi possono assomigliare a quelli di altri problemi, mentre alcune piante infette possono restare senza segni evidenti. Il riconoscimento richiede verifiche fitosanitarie e analisi, non una valutazione a distanza basata soltanto sulle foglie.

La sputacchina e i fattori che favoriscono la diffusione

Il principale vettore europeo è Philaenus spumarius, la sputacchina. L'adulto si alimenta della linfa xilematica: passando da una pianta infetta a una sana può portare con sé il batterio. Non bisogna quindi confondere l'insetto con la malattia: è il mezzo di trasporto del patogeno.

Le forme giovanili si sviluppano sulla vegetazione erbacea. La disponibilità di queste piante e la gestione dei margini dei campi contribuiscono a definire l'ambiente in cui il vettore cresce. Anche l'andamento meteorologico ne influenza il ciclo: per decidere quando intervenire conta osservare gli stadi effettivamente presenti.

Le ricerche del progetto europeo BeXyl negli oliveti commerciali pugliesi richiamano inoltre il peso della densità dei vettori, della cultivar e delle condizioni locali. Una singola lavorazione del terreno non spiega da sola l'andamento delle infezioni: serve una strategia integrata.

Che cosa si può fare: controllo, sorveglianza e interventi mirati

Il primo fronte è ridurre la popolazione del vettore prima che gli adulti diffondano il batterio. Le lavorazioni superficiali del terreno e la gestione della vegetazione ospite mirano agli stadi giovanili. La Regione Puglia ha previsto anche nel 2026 misure obbligatorie e un calendario primaverile: quelle finestre non vanno confuse con un invito a effettuare gli stessi interventi a fine ottobre.

Monitoraggi, individuazione tempestiva delle infezioni e applicazione delle misure prescritte nelle aree interessate completano il lavoro. Per il singolo fondo occorre seguire le indicazioni aggiornate dell'Osservatorio fitosanitario regionale: trattamenti, modalità e tempi non si possono scegliere da una ricetta generica valida per tutti i terreni.

Leccino e Favolosa: una possibilità concreta, con limiti

Leccino e FS-17, conosciuta come Favolosa, sono tra le varietà che hanno mostrato caratteristiche di resistenza o tolleranza al ceppo pugliese. Possono sostenere la ripresa produttiva nelle aree colpite, ma minore sensibilità non significa immunità: la gestione del vettore e il monitoraggio restano necessari anche nei nuovi impianti.

Il CREA ha illustrato nel giugno 2026 anche la ricerca su ulteriori genotipi potenzialmente più resilienti. Sono prospettive da verificare, non la promessa di una soluzione immediata per ogni uliveto.

Resta essenziale non scambiare una riduzione dei sintomi con l'eliminazione del batterio. Le valutazioni scientifiche EFSA non sostengono una cura risolutiva in campo: la strada praticabile combina prevenzione del contagio, sorveglianza e ricostruzione agronomica, adattate alle condizioni del territorio.




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