Vortice polare, brusca frenata nei modelli: il segnale che può cambiare novembre


di  Redazione, 02-11-2026 ore 11:00      Condividi su facebook  Condividi su whatsapp  


Il vortice polare entra in novembre con un segnale di forte rallentamento nei modelli. Nel grafico ensemble GEFS del Climate Prediction Center della NOAA, aggiornato al 1 novembre 2026, diverse traiettorie prevedono una brusca frenata dei venti stratosferici nei primi giorni del mese, mentre altre mantengono una circolazione occidentale più sostenuta. È una divergenza che merita attenzione: racconta un possibile disturbo, senza fissarne ancora tutti gli esiti.

Il segnale dei venti: perché si guarda a 10 hPa

Il parametro rappresentato è il vento zonale medio a 60 gradi nord e 10 hPa, nella stratosfera. Il grafico separa l’analisi dalla previsione e confronta l’evoluzione con la climatologia. Alcuni scenari scendono verso lo zero, altri restano positivi: la dispersione delle traiettorie è parte dell’informazione, non un dettaglio da eliminare.

Per identificare un riscaldamento stratosferico maggiore si usa come criterio l’inversione dei venti medi a quella latitudine e a quel livello, da occidentali a orientali. Un calo previsto, anche netto, non equivale quindi alla certificazione che l’evento si sia già verificato.

Displacement e split: due deformazioni differenti

Nel displacement il vortice viene spostato rispetto al Polo; nello split si divide in due strutture. La forma e l’intensità non sono la stessa cosa: il solo grafico del vento medio non basta a stabilire quale configurazione prenderà il vortice. Occorre esaminare anche la distribuzione spaziale della circolazione in quota.

Il meccanismo parte dall’interazione fra troposfera e stratosfera. Onde atmosferiche su scala planetaria possono propagarsi verso l’alto e depositare quantità di moto che rallenta la circolazione occidentale. L’aria che scende nella regione polare si comprime e si riscalda: da qui il termine stratwarming.

Un precedente utile, senza confondere le date

La NASA ha documentato nel gennaio 2024 una sequenza istruttiva: un primo impulso spostò il vortice verso il Nord Atlantico, un secondo lo deformò ulteriormente, con una divisione parziale a determinate quote. È un esempio fisico di come lo spostamento possa evolvere; non è la descrizione di ciò che sta accadendo oggi e non impone lo stesso sviluppo a novembre 2026.

Che cosa può cambiare per l’Italia

Un disturbo in stratosfera può influenzare la circolazione degli strati inferiori, ma la risposta varia da un episodio all’altro. Nella documentazione scientifica NOAA l’influenza verso il basso può protrarsi per giorni o settimane; tempi, intensità e distribuzione geografica restano variabili.

Per la Puglia conta poi la posizione concreta di alte e basse pressioni e delle correnti sul Mediterraneo. Dal rallentamento del vortice non si ricavano direttamente una data di gelo o una quota neve locale. Anche la precocità richiede un confronto fra eventi definiti con criteri omogenei: questo grafico, da solo, non dimostra un record. Il passaggio decisivo sarà verificare quanto la frenata prevista diventerà osservata e se il disturbo riuscirà a coinvolgere gli strati più bassi.




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